Prete, Desiderio, e ombra *
La luce dell’estate era velluto della tua gonna,
nelle mani venatura di atlanti dischiusi,
una poiana remigava verso la palude
nel pomeriggio d’ombra fonda,
il futuro era la nuvola bianca
che scivolava sugli ulivi,
principio d’amore chiuso nel principio,
il mio tu era nido al tuo respiro,
fuori dal paese il castello affondava
nella favola, ricordi, la terra
ci amava quell’estate, ma noi già intenti
a scrutare in noi i segni della sera.
Prete, Morfologia del bianco *
C’erano nel bianco riverberi di bianco, che spumeggiando rotolavano su una distesa bianca, il cielo, sopra, era bianco, un cielo perso nella luce che lo abbagliava di bianco, è assenza, mi dicevo, è vuoto d’assenza, ma era un bianco che innevava i pensieri, un abisso di bianco che cancellava ogni cosa, a guardare bene anche il fondo del bianco, il suo incavo, il suo riflesso erano bianchi, è il silenzio, mi dicevo, il silenzio dell’origine, o della fine, ma era solo un immenso lenzuolo bianco sotto cui dormivano bianche moltitudini, qua e là si affacciavano parvenze vestite di bianco, disfatte subito nel bianco, s’affacciavano simulacri imbiancati, smarriti nei loro bianchi pensieri, è il nulla, mi dicevo, il bianco del nulla, ma era soltanto un sogno di bianco che generava bianco, così quando fui sveglio guardai a lungo, di là dalla finestra, la luna, che quella notte era bellissima e bianca.
* Antonio Prete, Menhir, Donzelli Poesia