Piumini, Il piegatore di lenzuoli *
Un lenzuolo si stende bianco e grande,
non come mare deserto e glaciale
sul cui crudo orizzonte l’orso arranca,
non come pampa inutilmente piatta
su cui si sfoga isterico lo struzzo:
un lenzuolo si stende bianco e vasto,
misurato e ospitale, ampio e uguale,
tendenzialmente puro, ha rapporti
col corpo e l’aria e l’acqua,
perde e acquista fragranza e pulizia,
ha una unita eleganza, un’esattezza:
un lenzuolo ha una mite armonia.
Tendenzialmente puro, gran quadrato
imperfetta, in modo che rimanga
un dubbio quieto nella perfezione:
un lenzuolo, sia seta silenziosa
o sia limpido lino, liscio, orlato,
E piegare un lenzuolo è faticoso
per quanto lunghe siano le sue braccia
e per quanto si stringa al petto il mento
nelle breve umiltà del piegamento”.
E decisi che fosse il mio lavoro:
ma sempre almeno in due, un utile,
continuai a non dirla: per che altro
ero fuggito con la mongolfiera?
dal non dire, dal non saper dire,
dal non chiedere e non avere,
parole che non sono testamento,
non patto non memoria non nome,
non racconto non canto non stupore
L’ultima era stata ‘Buonanotte’
a quel mercante di sapone o sale.
Molto da fare ha chi non fa niente
Per il freddo tessevo vestiti
scegliendo fra piume di uccelli
Per la sete, cui poco bastava,
dal vasto alambicco distillavo.
Per la fame, che poco premeva,
Per l’altezza, con resti di piume
Per la vista, cui nulla restava
oltre i vasti chiarori, studiavo
le variabili parti del cielo.
Per la mente, che lenta spirava,
lente immagini, forme di nubi,
E alla sconosciuta provvedevo,
tempo sciolto in lunghissime scene.
si provvedeva a non cadere, ma pure
la resistente gravità del mondo,
quel ricordo di peso, di sostanza,
a insensibili passi ci chiamava.
Ansioso saliscendi, poco cibo
ci appesantiva e poco si calava,
un po’ si risaliva: ma alla somma
di salire e di scendere, vinceva
quella compatta plaga di smeriglio
immenso senza eventi ghiaccio nero.
Di essere madre, e da decine,
migliaia di capezzoli rosati,
un latte rosso mi si disperdeva
e migliaia di pallidi affamati
struggendomi in amabili pruriti
Ascoltavo in me le parti umane
* Roberto Piumini, Il piegatore di lenzuoli, nino aragno editore
